
Giovedì 8 - Venerdì 9 Giugno 2000: Palermo.
Palermo era per me una città macchiata. La sua storia veniva ridotta all’attività non molto “pulita” d’una organizzazione nota a tutti: la Mafia. Per fortuna, ho scoperto che Palermo aveva molti incanti nascosti sotto gli anni e la dimenticanza, che tutta la città era un'opera d’arte decadente, prodotto di una miscela di civilizzazioni.Mediterranea, fresca e affascinante, però a volte anche pesante e intrigante, Palermo mi è apparsa come un monumento alla storia delle sue invasioni: prima d’essere annessa al regno d’Italia nel 1860, Palermo era stata dominata dai Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani, Normanni, Arabi, Catalani e Spagnoli. Coloro avevano lasciato la loro impronta. Ma, come era possibile che quella che era stata una delle capitali mediterranee più belle, avesse adesso un centro storico così degradato, dei suburbi vittime della speculazione immobiliare –dicono che direttamente mafiosa-, e una povertà che faceva tremare?
Forse, quello che mi ha colpito di più a Palermo non erano i monumenti ma i contrasti: dietro chiese magnifiche si nascondevano vicoli deteriorati; davanti a palazzi abbandonati si erigevano brutti edifici moderni senza nessun gusto architettonico; le case crollavano, il traffico era pazzo, le strade una prigione di calore, di rumore, di clacson.
Sarebbe stato peccato partire da Palermo senza aver fatto una passeggiata per il mercato Vucciria. Lì, la vita stradale offriva uno spettacolo raro a quelli che non conoscano i paesi orientali: tutto si vendeva sul posto, anche la carne, il pesce, la frutta. Insomma, la gente di Palermo abitava in strada, i negozi lussuosi, così comuni nell’Italia del nord, non si trovavano lì. Dicono che la Mafia, la “piovra” reclutava in quel mercato i suoi “uomini d’onore”... chi lo sa. Lì, nessuno vedeva niente, non sentiva niente, non rivelava niente.
Venerdì 9 – Sabato 10 Giugno 2000: Agrigento.
Il paesaggio urbano era completamente diverso in quella città antica fondata dai greci, piena di grazia e d’angoli meravigliosi dove fare cena all’aperto era un vero privilegio. Costruita su un colle, le sue strette strade avevano tantissimi gradini che uno si stancava di salire benché non potesse smettere di proseguire la sua scoperta.
I siciliani d’Agrigento avevano un'amabilità senza fine, tutti erano pronti ad aiutare lo straniero. Diversi uomini che non facevano niente e che non erano neppure clienti dell’albergo dove ci alloggiavo aspettavano il passo delle ore nel “hall”. Sulle mura dell’albergo si vedevano fotografie di principio del secolo, quando la città si chiamava ancora Girgento.
Duemilacinquecento anni e ancora in piedi: i templi greci d’Agrigento sono diventati patrimonio dell’umanità per meriti propri. Direi che la vita perdeva il suo senso accanto a quelle magnifiche edificazioni quasi eterne e che la camera fotografica non era capace di prendere neanche una traccia dell’emozione che provocavano. Un consiglio: andate a vederle al crepuscolo.
Sabato 10 – Domenica 11 Giugno 2000: Siracusa.
Come dimenticare l’isola d’Ortigia, collegata alla città moderna dal ponte Umberto I? Lì, alla luce della luna si potevano fare le passeggiate più romantiche, scoprendo un duomo fatto su un tempio greco, chiese barocche spagnole, piazze di sogno, vicoli misteriosi e un lungomare invidiabile. Purtroppo, Il caldo e l’umidità erano schifosi.
Nella città moderna, nel quartiere di Neapolis, c’erano le rovine più spettacolari che avevo mai visto. Il parco archeologico di Siracusa conteneva un teatro greco –dove quei giorni si rappresentava Antigona-, un anfiteatro romano e, quello più sorprendente, un cantiere dove avevano lavorato gli schiavi –l’Orecchio di Dionisio. Spesso la storia ci fa sentire vergogna della crudeltà umana.
Domenica 11 Giugno: Taormina.
Taormina era all’angolo opposto a Palermo e non solo geograficamente: una destinazione classica di turismo benestante che somigliava molto alla città d’Aosta, ma sul mare.
Detentrice di un centro storico splendido, Taormina ci ha dilettato con un vero regalo per tutti gli archeologi affezionati: un teatro romano in ottimo stato di conservazione che era allo stesso tempo un belvedere privilegiato sul mare e sull’Etna, il vulcano più grande dell’Europa, colpevole magari del focoso carattere siciliano.
Forse perché mi sentivo oppresso da tanta antichità, prima di lasciare il mezzogiorno italiano, ho comprato un pezzo di futuro sotto forma di DVD. Il film -La Stangata- potrebbe essere un omaggio alla furberia siciliana.
Giugno 2000.