
Alessandro Baricco presenta la sua opera Seta affermando che “questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia”. Io non saprei dire qual è il genere di questo libro ma quello che è certo è che dalla prima riga il lettore non può fermarsi fino all’ultima. Quando questo fatto succede è forse perché uno scrittore è riuscito a creare un capolavoro della letteratura? Il tempo lo giudicherà, però non credo che la storia di Baricco sia un “best seller” qualunque, ideato soltanto per affascinare un pubblico poco abituato alla grande letteratura: c’è qualcosa nella sua perfetta semplicità narrativa che lo rende singolare.
L’autore torinese ci racconta una storia d’amore fra un commerciante di bachi di seta francese del secolo XIX e una geisha giapponese. Non è una storia d’amore tipica ma fatta a pennellate, discontinua, breve, basata su una lettera d’amore scritta da un autore inatteso, e nutrita da desideri non confessati. Insomma, un vero piacere letterario la cui saggezza non si trova in quello che ci racconta ma in quello che ci omette, cento pagine scritte e tante altre omesse che ci fanno amare la Francia dell’Ottocento, il Giappone medievale e i grandi sentimenti amorosi vissuti da gente comune.
Tradotta in diverse lingue ma, per noi catalani, perfettamente comprensibile nella sua versione originale, Seta è una mostra dell’ottimo momento della letteratura italiana degli anni novanta con nomi come Antonio Tabucchi o Susanna Tamaro, le cui opere sono diventate punti di riferimento della letteratura europea.
Maggio 2001.