
Mamma Roma, di Pier Paolo Pasolini, è un film che si svolge negli anni di quello che si è convenuto di chiamare “il miracolo italiano”, un periodo in cui l’Italia incominciava a diventare uno stato sviluppato dopo aver vissuto un durissimo dopoguerra. Uno sviluppo che, tuttavia, non era esente da nuove disuguaglianze e nuove forme d’emarginazione. Questa epoca, datata all’inizio degli anni sessanta, ha dato al cinema grandi capolavori. Per citarne soltanto un altro, si può ricordare Rocco e i suoi fratelli, di Luchino Visconti, ambientato nella Milano della stessa epoca. Non è che la sceneggiatura di questo film somigli a quella di Pasolini, ma entrambi condividono una descrizione simile dello sradicamento dei personaggi principali. Nel caso di Visconti, sono meridionali che si spostano al nord dove, allontanati dal loro paese, sono preda di problemi nuovi ai quali non sanno come reagire. Nel caso di Pasolini, sono emarginati romani che vanno a vivere in una borgata impersonale. Tutti e due i casi, però, presentano personaggi che vogliono cambiare il loro destino, che cercano una promozione sociale a ogni costo e che, avendo dimenticato le loro radici, scelgono la via sbagliata, quella che forse sembra la più rapida e breve verso una vita di gente per bene.
Il personaggio principale di Mamma Roma è una prostituta. Questo fatto non è una novità nel cinema italiano, giacché alcuni anni prima, nel 1957, Federico Fellini aveva girato un film eccellente, Le notti di Cabiria, la cui protagonista era anche una “battona” romana. Non è casuale il contatto tra queste due opere, perché Pasolini è stato quello che ha curato il linguaggio gergale del film di Fellini. Infatti, il cinema italiano, fin dai tempi del neorealismo del dopoguerra, è stato sempre attento ai problemi reali dei più sfavoriti della società e tutti i grandi registi degli anni sessanta hanno bevuto della fonte aperta da De Sica e Rossellini quindici anni prima. Anche oggi, alcuni registi come Gianni Amelio continuano fedeli a questo cosiddetto “cinema non compiacente”. Cabiria, come Roma, pretende di cambiare vita e si inganna immaginandosi un avvenire che non le corrisponde, secondo le immutabili leggi del determinismo sociale. Lei conta sui soldi che ha messo da parte dopo aver venduto la sua casa e crede che potrà sposarsi con un ragazzo “in gamba”. I suoi sogni sono anche distrutti, perché il futuro sposo non è un uomo per bene, ma un furbo che le ruba tutto e che sta per ammazzarla. Tuttavia c’è una grande differenza tra le due puttane più famose del cinema italiano: il personaggio interpretato da Giulietta Masina ha una ingenuità che le permette di reagire ottimisticamente alla sua tragedia e continuare avanti. Invece, quello incarnato da Anna Magnani, siccome cerca la redenzione attraverso suo figlio, capisce che tutto è finito quando Ettore muore in carcere. Forse è la differenza tra un dramma, quello di Cabiria, e una tragedia, quella di Mamma Roma. La prima “battona” perde soltanto il denaro, e possibilmente tenterà di recuperarlo riprendendo il suo “mestiere”. La seconda perde il figlio e con lui spariscono i progetti di cambiamento sociale. La nuova vita desiderata dalla madre è infatti l’eredità che pretende lasciare a Ettore, perciò Roma non ha eccessivi problemi morali per andare a “battere” quando il “pappone” Carmine glielo propone.
Novembre 2002.